Valentina

Pellegrini

Valentina Pellegrini è una protagonista di primo piano nel panorama imprenditoriale italiano ed attualmente ricopre il ruolo di Presidente e Amministratore Delegato della Pellegrini S.p.A. Dopo aver conseguito la laurea in Economia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha avviato il suo percorso manageriale all’interno del Gruppo, apportando contributi decisivi alla crescita strategica e all’espansione internazionale dell’azienda. Cresciuta professionalmente a fianco del padre Ernesto, fondatore dell’azienda, ne ha profondamente condiviso valori e orientamenti, che traduce in un modello di impresa responsabile, attento alle persone, ai contesti, alla sostenibilità e all’innovazione. Il suo impegno si esprime anche in iniziative ad alto impatto sociale: nel 2013 contribuisce con la famiglia alla nascita della Fondazione Ernesto Pellegrini ETS il cui progetto principale è Ruben, primo ristorante solidale in Italia, e nel 2015 fonda l’Accademia Pellegrini, centro di ricerca, sviluppo e formazione dell’azienda Pellegrini, oltre che punto di riferimento di iniziative di sostenibilità e rendicontazione CSRD

La Pellegrini è la realtà italiana leader nel settore dei servizi dedicati ad aziende, enti scolastici, ospedali, rsa e altre istituzioni, in Italia e all’estero. Fondata dal Cav, Lav. Ernesto Pellegrini nel 1965, l’azienda ha mantenuto una forte radice familiare, evolvendosi in un player strutturato che oggi opera nell’ambito di Ristorazione e Vending, Welfare Solutions, Pulizia Sanificazione e Servizi integrati, Forniture alimentari e Lavorazione delle carni fresche. Il Gruppo conta 11.000 dipendenti e ha registrato nel 2025 ricavi per 1.195 milioni di euro.. Si distingue per un modello d’impresa attento alla qualità del servizio, all’innovazione e alla sostenibilità, con una particolare cura verso le persone – collaboratori, clienti e comunità. In questa prospettiva, affianca alle attività core iniziative sociali e formative che rafforzano il legame con i territori e contribuiscono a generare valore condiviso. Ne sono esempi significativi i progetti portati avanti dalla Fondazione Ernesto Pellegrini ETS quali il Ristorante solidale Ruben e Futuro Prossimo, una forma di welfare che non distribuisce solo aiuti ma che rigenera capacità.

Come e perché sono diventata imprenditrice

È un clima familiare quello che si respira in Pellegrini, l’azienda che mio padre ha fondato nel lontano 1965 e di cui io oggi sono Presidente e Amministratore Delegato.

Mio padre ha sempre considerato la Pellegrini una seconda famiglia ed io sono cresciuta assorbendo giorno dopo giorno la sua passione e i suoi valori, osmotici tra famiglia e impresa, che hanno guidato la nostra crescita.

Dopo essermi laureata in Economia all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sono entrata in azienda occupandomi inizialmente di Amministrazione e Risorse Umane. Svolto il necessario tirocinio, nel 2014, sono diventata Vice Presidente e Consigliere Delegato affiancando mio padre nella gestione dell’impresa ed avviando alcuni nuovi progetti propri dell’evoluzione che la società si accingeva ad affrontare.  Ricordo nel corso del 2016 il lancio dell’Accademia Pellegrini, che si occupa di Ricerca, Sviluppo e Formazione, il centro propulsivo delle innovazioni nella società; nel 2017 lo sviluppo, nell’ambito della Divisione Welfare Solutions, fino ad allora Divisione buoni pasto, dei servizi di welfare dedicati alle aziende, conosciuti come flexible benefit. Questa Divisione oggi è il maggiore contributore al fatturato della società che complessivamente nel 2025 ha sviluppato volumi per 1.2 miliardi di euro. 

Dare continuità ai valori dell’impresa

Essere imprenditrice significa per me dare continuità ai valori dell’impresa che devono tradursi in scelte coerenti, pur nel trascorrere del tempo, con le sue mutazioni culturali, sociali e tecnologiche.  Significa custodire il valore di una storia e farla evolvere, restando   fedeli ai valori fondanti in un mondo in continua evoluzione.  Per questo i servizi oggi proposti dalla Pellegrini – dalla ristorazione al welfare aziendale, dalla pulizia e sanificazione al vending e alle forniture alimentari – sono sempre più orientati ad offrire benessere alle persone, trascendendo la semplice fornitura della prestazione richiesta, così come tendono ad assicurare una accentuata attenzione alla comunità e al territorio in cui Pellegrini opera.  (Per convinzione, prima ancora che per mantenere il livello platino ECOVADIS per la nostra compliance ESG)

Mio padre, per altro, ha sempre nutrito un forte desiderio di costruire un’azienda vicina al territorio, alle persone e mi ha trasferito questo senso di responsabilità morale e sociale, oggi parte del mio imprinting di donna, mamma e di imprenditore. Papà Ernesto parlava di restituzione come di obbligo morale, prima ancora che dovere sociale, per aiutare chi è in difficoltà a risollevarsi. Per questo nel 2013 la mia famiglia ha voluto dare vita alla Fondazione Ernesto Pellegrini ONLUS, di cui oggi sono Presidente: grazie al sostegno economico dell’azienda Pellegrini la Fondazione ha avviato numerosi progetti volti ad aiutare persone e famiglie in difficoltà economica nella nostra Milano per evitarne la caduta in una forma di povertà cronica, a carico dei servizi sociali. Tra questi progetti quello più conosciuto è il Ristorante Solidale Ruben, che nel corso di questi anni ha supportato oltre 15.000 persone.

Il lavoro come elemento nobilitante

Sono cresciuta in una famiglia in cui il lavoro è sempre stato considerato come elemento nobilitante dell’essere umano. In questo senso i racconti della vita di mio padre, sin da quelli della sua infanzia, sono stati per me una continua fonte di ispirazione. Figlia unica, ero predestinata a continuare l’attività di famiglia. E la scelta di raccogliere il suo testimone si è radicata in me in modo naturale, distillata attraverso i principi e l’educazione alla vita trasmessami dai miei genitori. E quando è stato il momento in cui mi sono sentita sicura, alla fine del tirocinio, ho chiesto ai miei genitori di poter continuare: con grande gioia di papà Ernesto il cui compito principale, da quel momento e per i successivi dieci anni, è stato quello di preparami alla sua successione.

Coerenza di intenti e risultati

Ogni percorso di responsabilità comporta difficoltà e opportunità. Le risorse più importanti per me sono sempre state le persone e il lavoro di squadra. Un’impresa è viva se le sue persone si sentono legate da valori condivisi con un leader che di tali valori è l’interprete e il garante.

Essere donna può significare, in alcuni contesti, dover dimostrare con maggiore forza la propria capacità e determinazione, ma non ho mai vissuto questo extra sforzo come un limite. Ho sempre cercato di lavorare con normalità, lasciando che fossero la coerenza di intenti ed i risultati a testimoniare in mio favore nel tempo.

Credo per altro che la vera sfida non sia il gender, ma la qualità delle relazioni che una donna riesce a creare, la cultura aziendale che favorisce e i contesti organizzativi non discriminanti, neppure in senso opposto, che riesce ad attuare con ampio consenso.

Ciò che fa la differenza è integrare il valore delle persone

Visto lo specifico enviroment in cui si è sviluppato, non ho sperimentato particolari ostacoli di genere nel mio percorso di avvicinamento all’attività di imprenditrice.

Tuttavia, è certo che i contesti socioeconomici e culturali incidono profondamente sulle possibilità di esprimere il proprio potenziale. In Italia permangono in alcuni contesti modelli di leadership ancora rigidi e poco inclusivi.  Contesti tuttavia, grazie all’impegno di tanti, in veloce diminuzione.

Ciò che fa la differenza è la capacità di un’organizzazione di integrare il valore delle persone nei processi, nei criteri di valutazione e nei piani di investimento. Quando la centralità delle persone diventa parte della governance e non solo oggetto di comunicazione, molte barriere si riducono naturalmente.

Guidare un’impresa significa assumersi responsabilità anche quando è difficile

Il mio riferimento imprenditoriale è stato mio padre, che è stato un vero maestro non solo a parole, ma come esempio per il modo in cui viveva il lavoro ogni giorno. Mi ha insegnato che guidare un’impresa significa assumersi responsabilità anche quando è difficile se non scomodo; mi ha insegnato a farlo con coerenza nel tempo, imparando a leggere nel futuro della impresa; ad ascoltare e saper poi decidere da sola ed essere conscia che dalle mie decisioni dipende non solo il mio successo di imprenditore, ma la qualità della vita di 12.000 persone e delle loro famiglie.  Ma vorrei citare anche mia madre, che è stata accanto a mio padre tutta una vita, supportandolo nelle scelte con il valore di collante fondamentale della nostra famiglia. Posso quindi affermare che l’esempio di vita e di impresa l’ho sempre ritrovato in entrambi, ciascuno con il suo apporto. 

Lo “Stile Pellegrini”

Non credo poi esista un modello “femminile” di fare impresa. Esiste uno stile proprio e coerente di fare impresa che nel nostro caso chiamiamo Stile Pellegrini: un modo di interpretare il proprio ruolo che unisce risultati, competitività e attenzione alle persone. Quando tematiche come queste diventano abitudini organizzative e non solo iniziative episodiche, la centralità delle persone e quindi anche i principi di parità di genere, smettono di essere principi astratti e diventano cultura d’impresa. D’altronde quelli che oggi chiamiamo principi ESG erano chiamati da mio padre valori morali e in quanto tali sono stati da sempre presenti nei valori sottostanti l’impresa Pellegrini.

A sostenermi c’è l’impegno delle 12.000 persone che lavorano nella nostra azienda

Non mi sento sola, perché i valori che contraddistinguono la nostra azienda sono profondamente radicati e condivisi, e credo molto nel valore del confronto. Le decisioni non nascono mai da una persona sola, ma dal dialogo e dalla responsabilità condivisa anche se poi alla fine la responsabilità della decisione, e delle relative conseguenze, è la mia: ne sono cosciente e in qualche modo orgogliosa, perché è in quei momenti che mi confronto pienamente con il mio ruolo apicale.

E so per certo che a sostenermi c’è l’impegno quotidiano delle 12.000 persone che lavorano nella nostra azienda e la possibilità di costruire insieme scelte che abbiano un senso nel tempo. Lo scorso anno, nel sessantesimo anno dalla fondazione dell’azienda, abbiamo celebrato il Natale con 750 collaboratori, per la prima volta senza mio padre Ernesto. Le standing ovation, spontanee e prolungate, alla mia salita sul palco e successivamente al comparire della foto di papà Ernesto sono state un’emozione fortissima che mi hanno fatto sentire con chiarezza di non essere sola.

Investire nella propria formazione

Alle giovani donne direi di investire nella propria formazione fin dalla scuola superiore e nella costruzione di competenze solide soprattutto nelle discipline STEM. Di essere consapevoli delle proprie capacità e di non scoraggiarsi di fronte agli ostacoli, perché solo seguendo le proprie passioni si possono ottenere i migliori risultati.

Negli ultimi anni sono cresciuti incentivi e misure dedicate, così come sono nate molte reti e associazioni che creano occasioni di networking reale; inoltre, il tema è sempre più affrontato: cresce la narrazione di imprenditrici di successo e il gender gap è un argomento sempre più affrontato dalle aziende.  In Italia ci sono ancora passi necessari, ad esempio, relativamente all’accesso ai capitali, ancora sbilanciati verso team maschili e ai carichi di cura famigliari, ancora sproporzionati tra i generi. Servirebbero più incentivi agli investimenti in team femminili e l’implementazione di strumenti di welfare per le famiglie.

Il work life balance non è una formula di moda, ma una responsabilità precisa

Il rapporto tra vita professionale e vita personale è una sfida che riguarda tutte le donne in ogni posizione lavorativa, inclusa l’imprenditrice.

Personalmente, come tante lavoratrici italiane, posso contare sull’aiuto di una bravissima nonna, mia madre e di un bravissimo marito che condivide gli oneri genitoriali. Cerco anch’io di bilanciare, ancorché con fatica vita imprenditoriale e vita famigliare: devo dire che ogni giorno l’approcciarsi della sera rappresenta il momento più difficile della giornata: da un lato, le carte ancora aperte sulla scrivania o qualche collaboratore in attesa…. e, dall’altro, i bimbi e marito che mi aspettano per cenare assieme.   

È anche il momento in cui mi rendo perfettamente conto che l’espressione “work life balance” non è una delle tante formule anglosassoni di moda ma una responsabilità precisa che ho come mamma verso la mia famiglia e come imprenditore verso i miei collaboratori: devo rendere il lavoro sostenibile per le persone e, soprattutto per le donne, fare in modo che non diventi una scelta giornaliera quella del valore da sacrificare.

È un nostro impegno quotidiano, dato che operiamo in settori in cui la presenza femminile è molto significativa (circa il 70% del nostro organico è donna) e questo orienta naturalmente le nostre scelte: ambienti di lavoro rispettosi e sicuri, percorsi di sviluppo e valorizzazione, attenzione alla prevedibilità dei turni e, quando possibile, flessibilità. E poi, con la stessa coerenza, interventi mirati nelle fasi più delicate – genitorialità e cura dei familiari – con strumenti di accompagnamento, percorsi di rientro e forme di smart working compatibili con i ruoli. 

Sono conscia che la continuità professionale delle persone si gioca su elementi molto concreti: organizzazione, carichi, possibilità reali di crescere senza dover “pagare” il prezzo della vita privata: e c’è tutto il mio impegno a cercare ed offrire il giusto balance.

Una scelta chiara per la parità di genere

Dal 2025 la Pellegrini è certificata per la Parità di Genere: questo a seguito e a sostegno del nostro impegno volto a promuovere un ambiente di lavoro sicuro, inclusivo e diversificato, dove ognuno possa esprimere a pieno il proprio potenziale. Parità retributiva, miglioramento delle politiche aziendali, promozione di opportunità formative e sviluppo di una cultura che valorizzi la diversità e il benessere personale e professionale. Questi sono i principi guida che orientano le nostre azioni quotidiane e che abbiamo raccolto nel nostro Manifesto per la Parità di Genere. Un documento che rappresenta la nostra visione e il nostro impegno per rompere gli stereotipi, liberare il potenziale di ogni individuo e costruire un ambiente sempre più inclusivo, equo e rispettoso. Abbiamo anche costituito un Comitato Guida e un Comitato Esecutivo per guidarne e monitorarne gli sviluppi.

Abbiamo creato un ambiente equo e inclusivo

Le nuove generazioni sono sempre più attente ad aspetti valoriali e di bilanciamento tra la vita personale e professionale e ritengono importante riconoscersi nei valori e nella cultura aziendale. Nel nostro caso, aver definito la nostra identità come Società attenta al benessere delle persone, significa dichiarare che il lavoro che offriamo deve avere un impatto concreto sulla qualità della vita e sul benessere delle persone e permette ai nuovi collaboratori di sentirsi parte di una comunità che condivide la loro visione e i loro valori e agisce in maniera coerente.

Abbiamo messo a punto strumenti di welfare che lavorano sul work-life balance, con particolare attenzione al tema della genitorialità.

Abbiamo creato un ambiente equo ed inclusivo, con procedure e processi trasparenti. Organizziamo corsi sul linguaggio inclusivo, sulla comunicazione non violenta e sulla prevenzione degli atteggiamenti discriminatori, e abbiamo aperto un canale di segnalazione riservato, che garantisce ascolto, riservatezza e tempestività di intervento in caso di comportamenti discriminatori o lesivi.

I giovani vivono con maggiore naturalezza la presenza delle donne in ruoli di responsabilità

Vedo segnali positivi soprattutto nelle nuove generazioni, che vivono con maggiore naturalezza la presenza delle donne nei ruoli di responsabilità. Ma ciò che appare oggi più promettente è il cambio di approccio. Nonostante persistano alcuni ostacoli, ci sono sempre più giovani imprenditrici e tra queste un numero maggiore non punta solo alla crescita economica, ma ad una crescita sostenibile, che metta al centro il benessere delle persone.

Anche la comunicazione gioca un ruolo importante in un processo di cambiamento. Parlare sempre più frequentemente di inclusione e di pari opportunità sensibilizza verso queste tematiche fino a renderle ovvie: mi auguro che ciò accada presto e non ci si debba più “stupire” del successo di una donna.

Un’immagine per raccontare la situazione delle donne che oggi intraprendono in Italia

Mi viene in mente una cordata di alpiniste intente a scalare una montagna: lo fanno dalla via più difficile, dalla parete più ostile e ancora inesplorata. Ma ogni moschettone che la guida   fissa alla montagna è stabile, sicuro e consente alle altre alpiniste di salire in sicurezza.

Ogni passo è un successo non solo personale della guida, ma per tutte le donne impegnate a risalire la montagna. E quando tante donne saranno riuscite a conquistare la cima e la via risulterà attrezzata, allora quella parete non sembrerà più così difficile da scalare.

Maria Chiara Barabino

Stefania Brancaccio

Francesca Failoni

Sabrina Florio

Elena Goitini

Aurora Maggio

Elena Dominique Midolo

Lella Miccolis

Ketty Panni

Valentina Pellegrini

Evelyn Isabel Pereira

Lara Ponti

Stefania Rinaldi

Alessandra Tore

Laura Venturini