LA COLONNA INVISIBILE
Perché le donne sono importanti
e perché contano ancora troppo poco
2025
Traiettorie educative e formazione
Europa
Osservando i dati relativi alle insufficienze degli studenti in matematica, lettura e scienze esistono differenze significative sia tra i paesi considerati sia tra i generi.
I divari più marcati si registrano in lettura, dove nella totalità dei paesi, il numero dei ragazzi insufficienti supera quello delle compagne.
In matematica il quadro è più complesso: la percentuale di ragazzi insufficienti supera quella femminile solo in Polonia e Svezia, mentre negli altri paesi la dinamica è opposta. L’Italia si distingue in questo senso, poiché la percentuale di studenti insufficienti è più alta tra le ragazze (31,7%) che tra i ragazzi (27,5%).
Per quanto riguarda scienze, la differenza di genere risulta più contenuta, anche se in tutti i paesi considerati, i ragazzi continuano a presentare livelli di insufficienza leggermente superiori rispetto alle ragazze.
Nel confronto tra i Paesi considerati, la Romania mostra percentuali di insufficienze più elevate in tutte e tre le discipline considerate. L’Italia, collocandosi in una posizione intermedia, mostra una configurazione peculiare: minor svantaggio maschile in lettura e maggiore difficoltà femminile in matematica.
La quota di early leavers misura la percentuale di giovani tra i 18 e i 24 anni con al più un titolo di istruzione secondaria inferiore che non partecipa ad attività di istruzione o formazione.
In generale, l’abbandono precoce è più diffuso tra i ragazzi: la media europea registra una percentuale dell’11,1% maschile a fronte del 7,7% femminile. In Italia la diffusione del fenomeno è in linea con la media europea, con una percentuale maschile pari al 12,2% ed una femminile pari al 7,1%. La Romania rappresenta un’eccezione, con una quota di Early leavers femminile (18,3%) superiore a quella maschile (15,4%).
Considerando lo stato occupazionale degli early leavers emerge un pattern differenziato per genere: la maggior parte delle donne sono inoccupate, mentre la maggior parte degli uomini sono occupati. Fanno eccezione Francia, Polonia e Romania, dove anche per la componente maschile la quota è maggiore tra i non occupati.
Il tasso di Neet misura la quota di giovani che non studiano, non lavorano e non sono in formazione (18-29 anni).
Rispetto a questo parametro, l’Italia si colloca tra i paesi con i valori più elevati per entrambi i generi, con livelli pari al 13,8% per gli uomini e al 16,6% per le donne, entrambi superiori alla media europea (10% e 12,1%). Solo la Romania registra valori più elevati per entrambi i generi, in particolare per la componente femminile (25,2%). Valori significativamente più contenuti si osservano in Svezia (6,5% uomini; 6% donne), Germania (7,6%; 9,9%) e Polonia (7,4%; 11,5%). Francia (12,3%; 12,7%) e Spagna (11,9%; 12,1%) si collocano su livelli prossimi alla media europea.
Il divario di genere risulta particolarmente ampio in Romania (11,2 p.p.) e Polonia (4,1 p.p.). In Italia, il divario (2,8 p.p.) si avvicina alla media europea, pari a 2,1 punti percentuali.. Al contrario, in Svezia e Spagna i valori tra uomini e donne risultano sostanzialmente allineati (nel caso della Svezia, il tasso maschile è più alto) mentre in Francia il differenziale è contenuto.
In Europa, nella fascia 25-64 anni, le donne presentano livelli di istruzione generalmente più elevati rispetto agli uomini (39,1% vs 33%). Considerando la stessa fascia d’età, l’Italia si colloca tra i paesi con i livelli più bassi di istruzione terziaria, con il 18,7% tra gli uomini e il 25,9% tra le donne, valori nettamente inferiori alla media dell’Unione Europea (33% e 39,1%). Solo la Romania presenta livelli complessivamente inferiori, mentre tutti gli altri paesi si collocano su valori più elevati. Anche nella fascia 30–34 la situazione è simile. L’Italia si colloca tra le ultime posizioni, con il 23,8% tra gli uomini e il 37,9% tra le donne, a distanza rispettivamente di oltre 15 e 12 punti percentuali dalla media UE (39,4% e 50,2%). I valori più elevati si registrano in Svezia (50,6% e 65,7%), seguita da Polonia, Spagna e Francia, tutte sopra la media europea.
La figura 5 mostra la quota di popolazione più istruita disaggregata per provenienza geografica dei residenti, distinguendo tra popolazione autoctona, immigrati comunitari e extra-UE. L’Italia si colloca all’ultimo posto tra i paesi considerati per quota di laureati stranieri, a prescindere dalla loro provenienza. Tra i cittadini stranieri la quota di donne laureate è nettamente superiore rispetto alla corrispondente quota tra gli uomini (circa il doppio per entrambe le componenti straniere). In Italia, la quota di donne straniere in possesso di un titolo di studio terziario (15,4% extra-UE e 15,9% europee) è ampiamente al di sotto delle media UE (rispettivamente di 14 e 17 p.p.), un divario superiore rispetto a quello registrato tra le donne autoctone (11 p.p.).
Mediamente, all’interno dei Paesi UE, il divario tra la quota di laureati stranieri e autoctoni è più contenuto per entrambi i generi (5 – 6 p.p.). In alcuni contesti come Svezia e Polonia la quota di laureati stranieri (in particolare provenienti da altri Paesi UE) è invece nettamente superiore a quella osservata tra gli autoctoni.
L’Italia si colloca tra i paesi con la più alta quota di donne laureate in discipline STEM (Scienze – Tecnologia – Ingegneria e Matematica) sul totale dei laureati STEM (39,5%), al di sopra della media europea (33,5%). Tra i Paesi considerati, valori più elevati si osservano solo in Romania (41,7%). Polonia (39%) e Svezia (37,8%) si discostano lievemente dal valore italiano, mentre la Francia (34%) mostra valori in linea con la media UE. Germania (28,7%) e Spagna (27,5%) presentano invece le quote più basse tra i paesi considerati. Nel complesso, si osserva una distribuzione piuttosto eterogenea tra i paesi, con un divario di circa 15 punti percentuali tra i valori più bassi e quelli più elevati.


