LA COLONNA INVISIBILE
Perché le donne sono importanti
e perché contano ancora troppo poco
2025
1. PREFAZIONE
Un ritardo noto, ma ancora da comprendere
Lo svantaggio della componente femminile in Italia è un tema ampiamente riconosciuto nel dibattito pubblico e nelle analisi comparative europee. Eppure, proprio perché dato per acquisito, rischia di essere trattato con una familiarità che ne neutralizza la portata critica. Infatti, non solo le narrazioni ricorrenti possono produrre assuefazione finendo per “normalizzare” anche situazioni evidentemente inaccettabili nel panorama di un’economia avanzata, ma anche generare forme sottili di disattivazione e demotivazione, poiché, trattandosi di nodi strutturali difficili da aggredire senza la convergenza convinta di più attori, implicitamente viene ridimensionato il potenziale innovativo e trasformativo.
L’obiettivo di questo rapporto è sottrarsi a tali rischi, anzitutto ricomponendo i diversi elementi in gioco entro un quadro sistemico della condizione femminile nel nostro Paese, letta in controluce rispetto al contesto europeo.
Il nuovo Rapporto Italia Generativa – quest’anno alla sua quarta edizione – non solo cerca di integrare le molteplici dimensioni di uno scenario composito e sfaccettato, ma, nella scia dei lavori precedenti, si propone di contribuire ad accrescere una consapevolezza sempre più profonda della crucialità dei temi trattati, restituendo alla condizione della donna che lavora e intraprende una centralità ancora non sufficientemente messa a fuoco per lo sviluppo economico, sociale e demografico del Paese.
I dati mostrano con chiarezza che l’Italia si colloca stabilmente nelle retrovie dell’Unione Europea per partecipazione femminile al lavoro, livelli retributivi, accesso alle posizioni apicali e distribuzione dei carichi di cura.
Ciò che emerge con maggiore forza dall’analisi è che questo ritardo non è imputabile a un singolo fattore, né a una carenza isolata: esso è il prodotto di una combinazione di elementi culturali, istituzionali e organizzativi che si alimentano reciprocamente, generando un circolo vizioso difficile da spezzare con interventi settoriali.
In questo senso, la lettura offerta è certamente critica. Il lavoro intende evidenziare punti di blocco, aree di resistenza al cambiamento, contraddizioni sistemiche. Tuttavia, per andare oltre la pars destruens, vengono individuate anche possibili aree di iniziativa e leve per l’azione. In questo senso, il Rapporto promuove una prospettiva “generativa” in quanto portatrice di nuove prospettive interpretative, nuovo slancio e intenzionalità di azione, nuove opportunità di alleanza e innovazione.
Il titolo scelto – La colonna invisibile – esprime la duplice natura del problema indagato dal nuovo Rapporto. Oggi ancor più di ieri, le donne rappresentano un pilastro fondamentale della società italiana: nel lavoro produttivo e imprenditoriale, nei servizi e nelle amministrazioni, nelle attività intellettuali e culturali, nell’educazione e nella formazione delle nuove generazioni, nelle attività di cura, nel volontariato e nella rappresentanza, nella tenuta e integrazione del tessuto sociale.
Eppure, come anche altre analisi hanno contribuito ad indagare e a mettere in luce, l’apporto delle donne alla ricchezza e allo sviluppo del Paese continua a restare ancora largamente nascosto e disconosciuto, finendo per divenire impercettibile nelle strutture del potere, nei criteri di valutazione economica, nelle priorità dell’agenda pubblica. Far emergere ed illuminare ciò che rimane ingiustamente implicito è premessa per qualsiasi trasformazione reale e durevole nella direzione di un più ampio riconoscimento, una maggiore equità e un sostanziale riequilibrio dei sistemi di opportunità. È un passaggio urgente, doveroso e necessario – che sempre più voci stanno sollecitando – per superare uno stallo inaccettabile che penalizza l’intero Paese.
La struttura del lavoro riflette questa impostazione.
Una prima parte, di natura quantitativa, raccoglie da fonti qualificate dati primari già esistenti e li rielabora in modo dinamico, grazie a grafici interattivi, sviluppando otto dimensioni cruciali per comprendere in modo non settoriale la condizione della donna oggi, in Italia.
Ne emerge un quadro articolato che intreccia: educazione e formazione; presenza nel mercato del lavoro e qualità dell’occupazione; natalità e progettualità familiare; conciliazione dei tempi di vita familiare e professionale e carichi di cura; accesso a posizioni apicali e di leadership; opportunità di tempo libero e realizzazione di sé; salute e benessere; violenza di genere.
La comparazione europea – altra connotazione tipica del Rapporto – aiuta ad allargare lo sguardo ad altri Paesi che, non dissimili al nostro per livelli di sviluppo socioeconomico e profilo demografico, possono costituire interessanti benchmark per riflettere su “dove siamo”, ma anche su “come potremmo essere”.
La seconda parte del rapporto, di tipo qualitativo, prova ad andare oltre i numeri e approfondisce l’analisi attraverso le voci delle dirette protagoniste.
Un primo studio è dedicato a 15 donne, imprenditrici e manager, che hanno conquistato posizioni apicali nelle loro organizzazioni. Le interviste – proposte a profili di età, settori, contesti eterogenei – offrono uno sguardo ravvicinato sui percorsi di crescita e sviluppo imprenditoriali, sugli ostacoli incontrati, sulle risorse intercettate e messe a sistema, sulle sperimentazioni avviate, sulle possibili piste di cambiamento.
Un secondo affondo indaga più da vicino la vita di donne che lavorano attraverso la raccolta di 40 interviste semi-strutturate in due aree geografiche del Paese tra loro molto diverse, Lombardia e Sicilia. Qui la ricerca prova ad illuminare similitudini e differenze nelle traiettorie professionali delle donne e dei loro partner.
Anche quest’anno il Rapporto si propone come uno strumento interpretativo e, insieme, trasformativo. Dedicato a pubblici variegati per esperienza e responsabilità – studiosi e accademici, imprenditori e imprenditrici, manager e figure apicali dei mondi associativi e della rappresentanza, referenti istituzionali, policy maker – è un invito a una conoscenza multidimensionale della situazione femminile. Da qui la proposta di un ampio ventaglio di indicatori, la molteplicità dei temi, la verticalità dell’analisi quanti-qualitativa. Del resto, è questo il solo modo di superare il rischio della frammentazione specialistica, ma anche dell’assuefazione deresponsabilizzante.
È indubbio che servano nuove energie ed alleanze – plurali, coraggiose e determinate – per costruire ipotesi non semplicistiche di lavoro comune, in grado di individuare criticità ma soprattutto mettere a sistema risorse e potenzialità latenti e non sfruttate, tra e per le diverse generazioni.
Perché è proprio nella tensione tra ciò che oggi sappiamo delle donne e del loro lavoro e quello che può essere costruito insieme che si gioca la possibilità di riconoscere e valorizzare quella colonna portante, ma ancora ingiustamente invisibile, che sostiene il Paese.


