LA COLONNA INVISIBILE
Perché le donne sono importanti
e perché contano ancora troppo poco
2025
Salute e benessere
Europa
L’indicatore misura l’aspettativa di vita in buona salute alla nascita, ovvero il numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere senza limitazioni significative nelle attività quotidiane, distinguendo per genere.
Nella maggior parte dei paesi le donne presentano un’aspettativa di vita in salute di poco superiore a quella maschile, ad eccezione di Svezia e Romania, dove l’aspettativa di vita in salute maschile è superiore.
L’Italia presenta i valori più elevati tra i paesi considerati, con 69,6 anni per le donne e 68,5 per gli uomini, nettamente superiori alla media UE (63,3 e 62,8). Il differenziale di genere è contenuto (circa 1 anno), in linea con quanto osservato a livello europeo.
Nel confronto internazionale, valori relativamente elevati si osservano anche in Svezia (65 anni per le donne e 67,2 per gli uomini) e in Francia (64,1 e 63,5), mentre Germania e Polonia si collocano su livelli prossimi alla media UE. I valori più bassi si registrano in Spagna e soprattutto in Romania (58,9 per le donne e 59,4 per gli uomini).
In tutti i Paesi considerati, lo stato di salute auto-percepito è peggiore tra le donne che tra gli uomini.
L’Italia registra, per entrambi i generi, una quota di persone che dichiarano uno stato di salute buono o molto buono superiore alla media UE: tra le donne il valore è pari al 73%, contro il 66,1% europeo, mentre tra gli uomini raggiunge il 78,1%, rispetto al 71% della media UE.
Il differenziale di genere è pari a circa 5 punti percentuali, in linea con quanto osservato negli altri paesi.
Nel confronto europeo, l’Italia si colloca tra i paesi con i livelli più elevati di salute auto-percepita, insieme a Romania (72,1% donne e 79,3% uomini) e Spagna (67,4% e 73,2%). Valori più contenuti si registrano in Germania (62,9% e 66,5%), Francia (63,7% e 69,1%) e Polonia (61,6% e 67,5%).
In tutti i Paesi considerati, la quota di donne che non fuma e non consuma alcolici in maniera dannosa è maggiore di quella maschile.
L’Italia presenta valori superiori alla media UE per entrambi i generi: l’80,3% tra le donne, contro il 72,7% europeo, e il 68,7% tra gli uomini, rispetto al 55,6% della media UE. Il Paese si colloca così tra quelli con le quote più elevate, insieme alla Svezia (80,3% tra le donne e 64,9% tra gli uomini) e alla Spagna (78,5% e 69,3%). Valori più contenuti si osservano invece in Germania (61% e 43,5%) e, soprattutto per la componente maschile, in Romania (35,2%).
In tutti i paesi considerati mediamente gli uomini esprimono valutazioni leggermente più alte rispetto alle donne circa la qualità dei servizi di cura psicologici del proprio paese.
L’Italia presenta valori leggermente superiori alla media dei paesi considerati, con un punteggio pari a 5,98 tra le donne e 6,05 tra gli uomini. Il differenziale di genere è molto contenuto (circa 0,1 punti), tra i più bassi nel confronto europeo.
I punteggi più elevati si osservano in Germania (5,89 donne e 6,35 uomini) e Svezia (5,63 e 6,06), mentre valori più bassi si registrano in Spagna (4,44 e 5,67), Polonia (4,69 e 5,61) e Romania (4,89 e 5,17).
I dati survey raccolti da Eurobarometro nel 2023 (Flash 350 – Safety of Services) forniscono indicazioni sia rispetto alla diffusione delle difficoltà di accesso ai servizi di cura psicologica (Figura 5.a), sia rispetto alle principali barriere riportate dalle donne (Figura 5.b).
In Italia, il 15,6% delle donne e l’11,2% degli uomini segnala difficoltà di accesso, valori inferiori rispetto a tutti gli altri paesi considerati. Anche differenziale di genere, pari a circa 4 punti percentuali in sfavore delle donne, è più contenuto rispetto a quanto osservato nel confronto con gli altri paesi considerati: risulta particolarmente marcato in Svezia (16 p.p.), Romania (14 p.p.) e Spagna (10 p.p.).
Nonostante la minore incidenza complessiva del fenomeno, tra le donne italiane emerge con chiarezza il ruolo dei fattori economici: circa una su due (49,9%) indica il costo come principale ostacolo, uno dei valori più elevati nel confronto europeo, inferiore solo a Polonia e Romania. Seguono, a distanza, la difficoltà nel trovare specialisti adeguati (33,4%), mentre risultano meno rilevanti la distanza dai servizi (9,7%) e la mancanza di tempo (6,1%).
In tutti i paesi considerati le morti per suicidio sono nettamente più diffuse tra gli uomini che tra le donne, con divari di genere molto ampi e sistematici.
L’Italia si distingue per livelli significativamente inferiori rispetto alla media europea per entrambi i generi: 10,08 ogni 100.000 per gli uomini (contro 16,85 UE) e 2,79 per le donne (contro 4,98 UE). Si tratta del valore più basso tra i paesi considerati per la componente maschile e del secondo più basso per quella femminile. Anche il differenziale di genere, pur rilevante, risulta meno marcato rispetto ad altri contesti (circa 7 punti).
Nel confronto europeo, il tasso di suicidio femminile risulta particolarmente elevato in Svezia (7,42), Germania (6,73) e Francia (6,24), mentre per quanto riguarda gli uomini i livelli più alti si registrano in Polonia (22,23) e Francia (20,15), seguite da Germania e Svezia.
In Italia, il tasso di mortalità è pari a 41,07 per il tumore alla mammella, uno dei valori più elevati nel confronto europeo, inferiore solo alla Germania (43,91). Per quanto riguarda le altre cause, i valori risultano più contenuti: 1,82 per il tumore alla cervice uterina (il più basso tra i paesi considerati), 8,38 per altre parti dell’utero e 10,93 per il tumore ovarico.
Nel confronto europeo, il tumore alla mammella si conferma la principale causa di mortalità oncologica femminile in tutti i paesi considerati, con livelli particolarmente elevati in Germania e Italia, seguite da Francia (36,29) e Polonia (35,67). Valori più contenuti si osservano invece in Spagna (25,99) e Svezia (26,32).
Per quanto riguarda le altre patologie, i tassi risultano generalmente più bassi e differenziati tra paesi: il tumore alla cervice uterina presenta valori più elevati in Romania e Polonia, mentre rimane su livelli contenuti nei paesi dell’Europa occidentale. Anche per le altre forme tumorali (utero e ovaio) si osservano variazioni tra paesi, con valori più alti in Polonia e Germania e più bassi in Svezia.
L’indicatore misura la quota di persone che sostengono un costo abitativo eccessivo, ovvero superiore al 30% del reddito disponibile.
In tutti i paesi considerati emerge un lieve svantaggio femminile, con una quota più elevata di donne esposta a costi abitativi eccessivi rispetto agli uomini.In Italia, il tasso di sovraccarico dei costi abitativi è pari al 5,3% tra le donne e al 4,8% tra gli uomini, valori inferiori alla media UE (8,6% e 7,8%).
Nel confronto europeo, i livelli più elevati si registrano in Germania (12,8% donne e 11,2% uomini) e Svezia (11,3% e 10%), mentre valori più contenuti si osservano in Polonia (5,6% e 4,7%) e Romania (4,7% e 4,8%).
In Italia, il livello di soddisfazione per l’alloggio è pari al 16,7% tra le donne e al 17,2% tra gli uomini, valori nettamente inferiori alla media UE (28,1% e 28,2%). Il differenziale di genere è molto contenuto (circa 0,5 punti percentuali), in linea con quanto osservato negli altri paesi.
Nel confronto europeo emergono livelli molto differenziati: i valori più elevati si registrano in Svezia (58,6% donne e 55,3% uomini), seguita da Francia (32,4% e 33%) e Germania (28,7% e 27,7%), su livelli prossimi alla media UE. Valori più bassi si osservano invece in Polonia (16,2% e 16,8%), Romania (17,8% e 18,2%) e Italia.In tutti i paesi considerati il divario di genere risulta minimo, con livelli di soddisfazione molto simili tra uomini e donne, senza una chiara prevalenza sistematica.


