LA COLONNA INVISIBILE
Perché le donne sono importanti
e perché contano ancora troppo poco
2025
Violenza di genere
Europa
L’indicatore misura la quota di donne che dichiarano di aver subito almeno una volta nella vita violenza psicologica, fisica o sessuale: a livello europeo la media si attesta al 31,8%. Nel complesso, il quadro mostra come il fenomeno sia presente in tutti i Paesi considerati, sebbene con intensità diverse.
I livelli italiani sono inferiori alla media europea, mentre in alcuni paesi, come Romania e Svezia, l’incidenza risulta significativamente più marcata.
I livelli più elevati si registrano in Romania (48,9%) e Svezia (48,2%), dove circa la metà delle donne dichiara di aver subito una violenza. Valori superiori o in linea con la media europea si osservano anche in Germania (31,9%) e Francia (30,2%). Quote più contenute si rilevano in Spagna (28,6%) e in Italia (25,9%), che si colloca al di sotto della media UE. Il valore più basso si registra in Polonia (19,6%).
L’indicatore misura il tasso di vittime di omicidio volontario per 100.000 abitanti, distinguendo tra uomini e donne. Nel confronto europeo emerge una netta prevalenza di omicidi maschili nella totalità dei Paesi indagati. L’Italia e la Spagna mostrano i livelli più bassi: in Italia il tasso è pari a 0,76 per gli uomini e 0,39 per le donne, mentre in Spagna si attesta a 0,93 e 0,45.
I livelli più elevati si registrano in Francia (1,89 per gli uomini e 0,74 per le donne), seguita da Romania (1,72 e 0,54) e Svezia (1,66 e 0,63). Anche Polonia (1,05 e 0,64) e Germania (0,97 e 0,89) presentano valori relativamente elevati, con la Germania che si distingue per un differenziale di genere più contenuto rispetto agli altri paesi.
Dal punto di vista del divario di genere, le differenze risultano particolarmente marcate in Francia, Svezia e Romania, mentre sono più contenute in Germania, dove i valori tra uomini e donne sono relativamente più vicini.
L’indicatore misura il tasso di vittime di omicidio commesso da partner o familiari per 100.000 abitanti, distinguendo tra uomini e donne. Nel confronto europeo emerge un pattern opposto rispetto agli omicidi complessivi: le donne risultano generalmente più esposte degli uomini agli omicidi in ambito familiare. A livello medio UE, il tasso è pari a 0,41 per le donne e 0,22 per gli uomini, evidenziando un divario significativo a sfavore della componente femminile.
I valori più elevati per le donne si registrano in Germania (0,6), seguita da Francia (0,39) e Italia (0,32), mentre livelli più contenuti si osservano in Spagna (0,28). In Romania si osserva invece un pattern differente, con un tasso maschile (0,36) superiore a quello femminile (0,29), unico caso tra i Paesi considerati.
Per quanto riguarda gli uomini, i valori risultano generalmente più contenuti e meno variabili tra i paesi, con livelli compresi tra 0,12 in Spagna e 0,36 in Romania.
L’indicatore misura il tasso di vittime di sfruttamento sessuale per 100.000 abitanti, distinguendo tra uomini e donne. Nel confronto europeo emerge una netta prevalenza femminile in tutti i Paesi considerati: le donne risultano sistematicamente più esposte a sfruttamento sessuale rispetto agli uomini, con differenziali particolarmente ampi.
Livelli più contenuti si registrano in Spagna (4,39 donne e 1,37 uomini) e Italia, che presenta i valori più bassi tra i paesi considerati (2,77 donne e 1,18 uomini), pur mantenendo un differenziale di genere significativo.
I livelli più elevati si registrano in Francia, dove il tasso raggiunge 27,84 per le donne a fronte di 8,95 per gli uomini, evidenziando il valore più alto tra i paesi osservati. Valori elevati si osservano anche in Germania (11,02 donne e 2,66 uomini) e Polonia (6,61 e 0,36), dove il divario di genere risulta particolarmente marcato.
L’indicatore elaborato dall’OECD nell’ambito del Social Institutions and Gender Index (SIGI) misura il grado di discriminazione legato alle limitazioni dell’integrità fisica delle donne, sintetizzando norme, pratiche e vincoli che incidono sulla sicurezza, sull’autonomia corporea e sulla libertà di autodeterminazione. Valori più elevati indicano maggiori livelli di discriminazione.
L’Italia si colloca tra i Paesi con valori relativamente bassi (15,3), in linea con la Francia (16,1) e poco distante dalle posizioni migliori occupate da Svezia (13,5) e Spagna (13,6). Al contrario, la Polonia registra il valore più elevato (32,2), evidenziando il livello più alto di discriminazione tra i Paesi considerati.
L’indicatore misura la quota di donne che dichiara di aver subito molestie sul luogo di lavoro. Nel confronto europeo emerge una variabilità significativa tra i diversi Paesi. A livello di media UE la quota si attesta al 16%, indicando una diffusione del fenomeno rilevante.
L’Italia si colloca tra i Paesi con i valori più contenuti (11%), preceduta solo dalla Romania (10%). Su livelli più elevati si collocano Spagna (13%) Polonia (15%), poco al di sotto della media UE, e Germania e Francia (entrambe al 17%), in linea o leggermente al di sopra della media europea. I valori più alti si registrano infine nel Regno Unito (22%) e soprattutto in Svezia (27%), che presenta il livello più elevato tra i Paesi considerati.


